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Aprendo la sua omelia, il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla si è rivolto ai novaresi all’estero, poi ha evocato Dante Alighieri nei 700 anni dalla morte e quindi citato un grande teologo del passato, Pietro Lombardo, nato attorno al 1100 a Novara (probabilmente a Lumellogno).

L’opportunità di assistere, da Paesi lontani, alla funzione pasquale nel Duomo cittadino è stata concretizzata dalla nostra Associazione grazie alla preziosa collaborazione della Nuova Regaldi e della Pro Loco di Novara, dopo la riuscita esperienza dello scorso Natale.

“Voglio inviare un saluto affettuoso - ha esordito il vescovo - ai novaresi sparsi nel mondo che possono assistere a questa celebrazione attraverso un collegamento streaming”. A loro è stato rivolto anche l’invito a mantenere sempre vive le proprie radici; d’altra parte è un dono, per i luoghi di origine, poter contare su valide persone impegnate all’estero.

Mons. Brambilla, non senza riferimento alla pandemia che ci mette a dura prova, ha poi posto l’accento sulla “speranza” che è, secondo Dante (Paradiso, canto XXV), l’attendere con certezza la beatitudine che viene dalla grazia di Dio e dall’operare dell’uomo. Concetto che il Sommo poeta aveva attinto dagli scritti di Pietro Lombardo, teologo e vescovo, collocato nella Divina Commedia tra gli Spiriti Sapienti (canto X del Paradiso). Il novarese “Pier” Lombardo, formatosi a Bologna, fu a Roma e in Francia, insegnando teologia a Reims e a Parigi. Le sue opere costituirono un patrimonio didattico in ambito teologico sino a tutto il ‘500, merito ben sottolineato da mons. Brambilla nella Messa pasquale.
A Parigi, Pier Lombardo fu elevato al rango di vescovo nel 1159. Morì l’anno successivo. Un autorevole, “ante litteram”, Novarese nel Mondo.

Proprio ispirandosi al pensiero di quel grande novarese del passato, il vescovo di Novara ha elargito a tutti il suo messaggio di speranza scaturito in questa Pasqua così particolare.