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Intervista a Alessandra Luchini - George Mason University, Virginia

ALESSANDRA lUCHINI: NELLA RICERCA SCIENTIFICA, LA DONNA È PARI ALL'UOMO

 

Durante il convegno "Limite e frontiere della professionalità femminile", svoltosi a Novara il 4 novembre 2011 (vedi sezione Attualità/Archivio), è stata letta un’intervista da noi appositamente realizzata alla novarese Alessandra Luchini , 34 anni, scienziata alla George Mason University (Virginia, USA) nel campo delle nanotecnologie in oncologia e nostra Socia. Riteniamo che il contributo possa valere come suo “saluto dal mondo”. Ecco le domande e le risposte.

 

Alessandra-Luchini-1.gifDomanda - C’è una ragione precisa che ti ha condotto, dopo la laurea, a superare la “frontiera”?

Risposta - Sono venuta negli Stati Uniti con una borsa di studio finanziata dall’Istituto Superiore di Sanità, che ancora oggi - dopo sei anni - finanzia in parte la mia ricerca. Ho splendide collaborazioni con i colleghi italiani; si può dire che, in un certo senso, non ho mai lasciato l’Italia.

Domanda - Quali azioni si dovrebbero intraprendere in Italia per trattenere le migliori e giovani potenzialità nel campo della ricerca scientifica?

Risposta - Innanzitutto bisogna applicare il concetto di meritocrazia; e poi aumentare le possibilità di finanziamento per i ricercatori più promettenti. Ma l’Italia ha scarso successo nell’accedere ai sussidi europei: lavorare su tale aspetto porterebbe notevoli vantaggi. Credo che periodi di formazione all’estero siano indispensabili per ogni ricercatore. Attenzione: i ricercatori italiani che decidono di fermarsi all’estero non sono un capitale perso ma una grande risorsa. Sono usciti dei bandi di ricerca finalizzata, sostenuti dal ministero della Salute, in cui un ricercatore di nazionalità italiana all’estero può partecipare insieme a un gruppo italiano. Ciò porta a una collaborazione su tematiche avanzate e a continui scambi di competenze e dati.

Domanda - Essere donna ti ha creato (o crea) qualche barriera in più rispetto all’uomo? La professionalità femminile ha connotati diversi (e magari meno riconosciuti) rispetto a quella maschile?

Risposta - La vera sfida è gestire famiglia e carriera allo stesso tempo. Negli USA la maternità non è vista come un impedimento; in genere il datore di lavoro concede 6 settimane di riposo per la nascita di un figlio e in tal modo non si determina grande discontinuità.

Domanda - Le poche settimane concesse per la maternità farebbero sorridere in Italia. Puoi precisare?

Risposta - Negli Stati Uniti non esistono contratti con i “benefit” applicati in Italia. Ci sono politiche sociali molto scarse, tant’è che anche funzionari governativi con posti a tempo indeterminato (la posizione più stabile che si possa pensare) hanno poche settimane di congedo di maternità. Io, che ne ho avute 8 di settimane (non pagate), mi consideravo fortunata! Ma le mie amiche in Italia erano… un po’ confuse. In ogni caso per le donne, qui da noi, è un punto d’onore riuscire a mantenere un’elevata produttività anche mentre si stanno prendendo cura dei figli piccolissimi.

Domanda finale - Tra i Novaresi nel Mondo abbiamo diverse donne ricercatrici, in numero superiore agli uomini. È un caso, oppure la ricerca “è donna”?

Risposta - I tempi stanno cambiando. Non è un caso che la presenza femminile stia crescendo nel campo della ricerca, come del resto in tutti i campi della vita lavorativa. E si incominciano a vedere molte donne in posizioni dirigenziali, il che ci fa molto ben sperare! Nella ricerca, si può ben vedere l'effetto in negativo se, nella gestione dei processi e dei laboratori, manca una donna! Ritengo che sia più organizzata e attenta ai dettagli.
 


Data di creazione: 18/02/2014 13:33
Ultima modifica: 20/02/2014 12:34
Categoria: - Dagli Stati Uniti
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