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Mons. Mario Bandera

UN “BUEN MATE” IN AMICIZIA RASSERENA LA VITA

 

Mario-Bandera-1.gifEcco uno scritto di mons. Mario Bandera, presidente - da oltre 30 anni - del Centro Missionario Diocesano di Novara. Mons. Bandera (lui preferisce definirsi “don”) coordina l’attività di decine di “missionari novaresi nel mondo” ed è nostro socio onorario. Per un lungo periodo soggiornò in Uruguay, Paese che conosce molto bene e dove torna periodicamente. Una foto lo ritrae in quel periodo, mentre gusta il mate; l’altra riguarda la venerata immagine della Virgen del Mate.

 

Difficile sottrarsi al rito del "mate" l’aromatica bevanda diffusissima nel Cono Sud dell’America Latina. Questa specie di thè denominata “yerba mate” (nome scientifico "Ilex paraguaiensis") è la naturale compagna della giornata di ogni uruguayano che si rispetti; la stessa cosa si potrebbe dire di paraguayani, argentini e brasiliani del Sud: tutti ne fanno uso abbondante, se non eccessivo. Bevanda tipica delle tribù Guaranì, non appena essi entrarono in contatto con gli europei questi ne furono conquistati e, grazie all’azione dei missionari gesuiti, trasformarono l’anonimo infuso di una sconosciuta etnia in un rito suggestivo dai risvolti quasi liturgici.

Si può dire che in questi Paesi il mate accompagna tutte le riunioni e gli appuntamenti lungo la giornata, dal semplice incontro tra vicini di casa, alle riunioni studentesche o di lavoro, fino agli incontri di governo. I brasiliani lo prendono utilizzando recipienti (detti porongo o chimarrão) molto capienti, mentre gli argentini lo gustano con variazioni aromatiche, a volte aggiungendo zucchero per ottenere il “mate dulce”. I paraguayani invece, a causa del clima subtropicale, lo prendono freddo e lo chiamano “tererè”.

Gli uruguayani (forse i più forti consumatori di mate al mondo) lo bevono amaro e caliente, il “mate amargo”. Non è raro vedere gente nei parchi o seduta fuori casa conversare amabilmente scambianosi il recipiente con la bevanda, che viene succhiata dalla stessa cannuccia (la “bombilla”). La cannuccia di metallo ha minuscoli fori all’estremità immersa nella yerba mate, onde evitare la risalita delle sminuzzate foglie tostate della profumata bevanda.

Il mate ha travalicato i confini dell’America Latina e si è imposto come bevanda popolare in altri Paesi: si beve sempre in compagnia, mai da soli. Questa è una delle caratteristiche della convivialità creola, mentre agli stranieri può, in un primo momento, creare qualche imbarazzo, cioè bere tutti dalla stessa cannuccia: in realtà è un gesto di estrema familiarità, come darsi un bacio. Per molte famiglie povere, il mate aiuta ad attenuare i morsi della fame e, consumato verso sera con l’immancabile “torta frita”, sorta di ciambella fatta con farina, acqua e sale, fritta nello strutto animale, si trasforma in una cena frugale che sfama intere famiglie.

Difficile esprimere a parole le sensazioni che si provano attraverso il senso del gusto: resta il fatto che il mate è il vero banco di prova del grado d’inculturazione raggiunta; chi si trasferisce da quelle parti e fatica a condividere il mate con altri, avrà sempre qualche difficoltà nel capire mentalità e gusti della gente. D’altra parte, coloro che l’hanno assaporato per anni, una volta rientrati nei luoghi di origine, avranno sempre bisogno di un sorso di mate per continuare a sognare quei tramonti del Rio de la Plata: che solo avendo un thermos sotto il braccio, un porongo tra le mani e sorseggiando lentamente un “buen mate” si possono rivivere con creola nostalgia.

Mons. Mario Bandera


Data di creazione: 18/02/2014 13:04
Ultima modifica: 27/02/2014 15:42
Categoria: - Da Novara
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